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Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P.

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è una famosa specialità modenese che si ottiene dal mosto bollito di Trebbiano di Castelvetro e dei lambruschi tipici modenesi, fatto invecchiare per molti anni in botticelle di legno (batterie), collocate nei sottotetti (acetaie) delle abitazioni.

Le zone di produzione dell'aceto balsamico tradizionale di Modena erano e sono tuttora situate nelle provincie di Modena e Reggio Emilia, le zone dove per diversi secoli governarono i signori della Casa d'Este, ad esclusione dei territori montani ed appenninici, dato che il microclima dei luoghi oltre i trecento metri di altezza non presenta le caratteristiche necessarie alla produzione di questo alimento.

La procedura necessaria per ottenere l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena passa attraverso quattro fasi fondamentali: la raccolta dell'uva, la pigiatura, la cottura del mosto e l'invecchiamento. Quest’ultima fase in particolare non può mai durare meno di 12 anni, nel caso del prodotto “affinato” , o 25 anni nel caso del prodotto “extravecchio” .

L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, per i suoi raffinati profumi, il colore lucente ed il suo intenso aroma, possiede un’infinita ricchezza di deliziose fragranze e sapori in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Per le sue superiori qualità, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena può accompagnare, in cucina, la preparazione di innumerevoli ricette, dalla più raffinate ed elaborate a quelle più povere e semplici. Si abbina splendidamente a molteplici portate, anche in modo sorprendente, esaltando e mettendo in luce i sapori e gli aromi più nascosti delle specialità con cui è utilizzato.

La storia dell’Aceto Balsamico Tradizionale si perde nei secoli: è di un certo Donizone, monaco benedettino vissuto fra l'undicesimo ed il dodicesimo secolo, la prima testimonianza scritta sul balsamico. Ulteriori documenti si riferiscono al periodo tardo medievale e rinascimentale
Nel 1598 Modena diventò capitale del Ducato e a questo periodo risalgono documenti che attestano ancora più esplicitamente l'interessamento della Corte ducale al prodotto.
E' una consuetudine quella di fare dell'aceto balsamico dono prezioso alle persone di riguardo. Documenti e materiale epistolare ce lo confermano.

La tutela del patrimonio culturale legato all’aceto è il fine della Consorteria dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena con sede a Spilamberto: un’associazione di cultori del balsamico che conta al suo interno più di mille iscritti, tra produttori, gastronomi e studiosi degli aspetti storici e chimici dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.
Promuove manifestazioni come il palio annuale fra produttori, la pubblicazione di studi specialistici e si occupa della formazione di allievi assaggiatori.
Spilamberto ospita anche il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.


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